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Viaggi del tempo (7)Evviva, si parte. Io e mio fratello ce lo diciamo solo con gli occhi, non vorremmo far infuriare ancor di più mamma e papà che da due giorni lottano contro certe leggi di certa fisica per riempire di tutta la nostra casa valigie, scatole, sedili e bagagliaio. Evviva, si parte. Vacanze di un mese, solo uno stavolta. Ma chissà quanti nuovi posti da scoprire, nuovi amici, nuove punture d’insetto, nuove sbucciature sul pietrisco e sulla sabbia. Vorrei trascorrere l’intero viaggio a indovinarne il numero ma questo viaggio è troppo lungo e le curve troppo… troppe. La nausea mi spinge a fare acrobazie tra i sedili per riuscire a trovare l’aria che finalmente mi farà passare il malessere, ma finché ogni venti minuti ci fermeremo per far vomitare mio fratello per tutta la provincia, credo che l’agonia resterà infinita… E poi evviva, si arriva. Di corsa ad annusare le pareti della casa e provare i materassi con tre salti ma non più di tre perché non si può ricominciare a vomitare. I ragazzi di questo piccolo borgo – potrei chiamarlo paese ma conto appena cinque case – sono simpatici e abbronzati e tutti cugini e di nome Cristoforo, come faremo a distinguerli se non inventandoci soprannomi per ognuno di loro? La strada per la spiaggia è magicamente da avventura, con le fronde gigantesche di piante invisibili a ostruirci il passo, e se non fosse per uno dei Cristoforo ci perderemmo per sempre… per sempre in vacanza, immagina che bello. Che belli i fichi d’India che sconfinano nella sabbia, ma perché non lasciarli lì anziché ostinarci a raccoglierli con le mani senza guanti ma guantate di spine che non riusciremo a togliere per dieci giorni? E il mare profuma ancora di sale, quello che mi disegna scarabocchi sulla pelle che non vorrei cancellare, e di sera il profumo, se vuoi, arriva ancora più forte, anche all’ombra lunga degli olivi dove nascono i primi falò, le pizze da mangiare senza i grandi – ma i soldi per comprarle ce li danno loro – e a saltare sopra il fuoco qualcuno poi si brucia per davvero ma una vacanza senza un giro in ospedale da queste parti non si fa. Quando il sole comincia a cambiare il suo giro e a rientrare prima, il profumo del mare fa male agli occhi, è quasi tempo di ripartire. Non scorderò mai quanto abbiamo giocato sul serio in ogni giorno di vacanza, i volti, le voci che mi scolpisco addosso per portarli sempre con me. Come quel bacio dato alla mia prima vera ragazza alla luce di un black out che ci ha sorpresi su una vecchia panca di legno scuro. Lasciami il tuo indirizzo, Anna, che ti scriverò. Una cartolina ogni mese e una promessa che duri almeno un anno. Evviva, solo un altro anno. TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://renatomangarelli.spaces.live.com/blog/cns!10D8F5536B481259!731.trak Weblogs that reference this entry
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